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Quando un mio amico mi disse che Silvia gli leggeva i libri pensai a quanto fosse fortunato e quanti soldi dovessero avere per un tale privilegio! Leggere libri ad adulto… tomi anche grandi… magari c’era anche dell’affetto tra di loro.

Non potevo sapere che Silvia era in realtà il nome di un sintetizzatore vocale: un programma che leggeva per lui e non era certo accattivante, né come intonazione, né come voce, nè tanto meno come scorrevolezza. Esattamente il suo nome era Silvia16K, e nemmeno quello suonava bene: era la tipica voce di una donna america che si sforzava al massimo di leggere in una lingua non sua, della quale non riusciva a padroneggiare tempi di lettura, punteggiatura, nomi di persona e via dicendo… tutti errori che in realtà il mio amico conosceva bene. Poco importa, soprattutto a lui: tutto sommato Silvia16K riusciva,  anche se a stento, a farsi capire come una persona che avesse appena imparato una lingua e lui, che conosceva la sensazione, non poteva che comprenderla. Ma qualcosa ancora non tornava: cosa “aveva” questo pover uomo per aver bisogno di un supporto? Eppure era laureato in ingegneria, non aveva particolari problemi relazionali o sociali…. perchè il mio amico si divertiva a seguire un sintetizzatore vocale? Ammetto che per un po’ pensai lo facesse puramente per intrattenimento… però certo avrebbe risparmiato un sacco di tempo se i libri se li fosse letti da soli!

LA DISLESSIA E’ UN DISTURBO SPECIFICO DELL’APPRENDIMENTO (DSA) CHE SI MANIFESTA CON COMPROMISSIONE DELLA LETTURA, NELLA SUA ACCURATEZZA, VELOCITA’ E COMPRENSIONE.
IL DISTURBO HA UN’ALTA COMORBILITA’ CON:
ALTRI DSA
ADHD
DISTURBI D’ANSIA
DISTURBI DELL’UMORE
DISTURBI DEL COMPORTAMENTO
… per le ultime tre categorie, possiamo immaginare quanta influenza abbia l’ambiente sulla loro espressione e quanta ne abbia sulla propria autostima! Insomma sembrerebbe prima il danno poi la beffa, no? Non pensiamo sia semplice comprendere i DSA sia per gli altri che per i diretti interessati… alcune prove della difficoltà possono essere:

un genitore che ti chiede: “Ma questo test fa molto male? Voglio dire… è invasivo? “

… sul banco c’erano solo carta e penna. In realtà non era nemmeno così fuori luogo la domanda: si, potrebbe fare male. Può dare dolore. Non fisico, ovviamente, ma più profondo, dato dalla risposta alla domanda che il bambino o il ragazzo tende a ripetersi da anni: come mai tutti ci riescono e io no? Perchè sono diverso? Perchè ho questa difficoltà?

DSA è la risposta.

“Stavo leggendo di un cavallo che saltava una staccionata…ma di che colore era il cavallo? quanto era grande? che staccionata? come facevo ad immaginarmelo se non c’era scritto nient’altro?” problemi che evidentemente quasi solo il mio amico si faceva. Ma non è tanto questione di non “visualizzare” le immagini legate alle parole, quanto di non visualizzare le parole affatto.

Intanto bisognerebbe dire che nel DSM-5 lo troveremmo indicato come Disturbo specifico dell’apprendimento con compromissione della lettura. Il termine dislessia è usato in alternativa per indicare pattern di difficoltà di apprendimento caratterizzato da problemi circa il riconoscimento accurato o fluente delle parole. Non è detto che sia compromessa la comprensione del testo scritto. Perché lo indichiamo come disturbo? Il termine indicherebbe l’alterazione o la compromissione all’interno di un sistema o di una o più delle sue componenti. In realtà questa condizione potrebbe essere re-inscritta nella neurodiversità secondo alcuni autori, tenendo anche presente quanto sia importante la lingua in cui si scrive. Alla base troviamo una particolare configurazione mentale delle persone con disturbo dell’apprendimento e, si badi bene, con configurazione mentale non intendiamo un’anomalia, bensì proprio una configurazione! Complichiamoci la vita: prendiamo il Regno Unito! Sembra che lì sia presente una vera e propria epidemia di dislessici, mentre in Italia (dove a grafema corrisponde un fonema, solitamente) sembrerebbe meno diffusa. Ma allora un parametro così variabile come la lingua può decidere se sono “diverso”?

In effetti si. Diciamo che ci rende più complicata la vita per come la nostra società l’ha impostata, ma il tutto ha un’origine neurobiologica, ed è per questo che pare influenzata da fattori genetici e i maschi ne sarebbero maggiormente implicati. Diverse aree cerebrali sono coinvolte nella letto-scrittura, sia in produzione che in ricezione. Vi è quindi un'”anomala” attivazione di queste aree in un DSA. Sono state fatte varie ipotesi riguardo alla genesi, ma una cosa deve far riflettere: la letto-scrittura è innata o una convenzione? Dando per scontato che ci si risponda la seconda, ovviamente possiamo chiederci cosa facevano prima dell’invenzione della scrittura quelle aree cerebrali? Erano deputate al riconoscimento dei dettagli, soprattutto per anticipare situazioni di pericolo e nella discriminazione di volti. Questo spiega anche perché l’approccio visuale con i dislessici ha più successo: è più immediato. Insomma, nessuno è nato lettore, tanto meno la specie umana. Lo si diventa ed ognuno a suo modo. Come ad ogni cosa che ci può essere utile, anche alla lettura ci adattiamo.

Ricordiamo che un criterio di esclusione per un DSA è il QI: NON deve essere al di sotto della norma. Sono bambini, e saranno adulti, intelligenti ed è bene farglielo sapere. Tra di loro: Isaac Newton, Albert Einstein e Leonardo Da Vinci.

Ad ogni modo, se servissero degli esercizi e software gratuiti per dislessia e discalculia:

http://www.ivana.it/j/

è il sito costruito ad hoc da un’insegnante e programmatrice.

Glenda Galimberti