Analisi musicale e problem solving

Il corpo calloso tende ad essere più sviluppato nei musicisti e sembra essere questa una conferma del fatto che la musica è un processo complesso ed integrato che porta, quindi, ad una maggiore sincronizzazione interemisferica. Sarà forse per questo motivo che il professor Giorgio Fabbri, compositore ed organista oltre che insegnante di analisi musicale, è riuscito a far convergere molti dei suoi interessi creando un approccio unico alla formazione aziendale ed al problem solving. Tende a chiamarlo “Music Mind System” o “Sound Genius”. Il suo approccio parte dal pensiero secondo cui la composizione musicale riflette la personalità del compositore e, per questo, sarebbe interpretabile come un modello di pensiero. Bene, il professor Fabbri ha pensato di tradurlo nel concreto, come ogni pensiero che si rispetti: ogni modus operandi dei compositori si può tradurre ed applicare in modo trasversale a seconda dello scopo e adatta a persone o a personalità anche molto differenti. Quelle che vedremo in seguito sono “indicazioni di comportamento”, o di modo di approcciare un problema o una programmazione. C’è una relazione tra organizzazione del pensiero ed organizzazione musicale e Fabbri l’ha sfruttata nella formazione aziendale, dopo una sua propria formazione sul PNL (Piano Neuro-Linguistico). Buona parte del nostro sistema nervoso è fatto per mantenere sistemi automatici (o specie di automatismi): come per la scrittura. Ognuno ha la propria nonostante sia per tutti riconoscibile. Ma perchè questa diversità tra un individuo e l’altro? L’unica spiegazione sembra essere la forma mentis. Prendiamo

BACH: la sua composizione è basata sulla ripetizione di una forma metrica ma sempre con altre varianti. Il concetto, quindi, è pluri ripetuto ma sempre in modo diverso. Di base c’è un’unica idea che rende il tutto coerente nonostante non sia mai perfettamente uguale a prima. Come si dovrebbe trovare in educazione, per esempio: te lo spiego in tanti modi diversi perchè non può esistere un solo modo di insegnare che vada bene per tutti, ma il concetto è sempre quello. Come si traduce l’approccio di Bach? Nell’avere un obiettivo specifico, definito. La maggior parte della sua musica è ben pianificata, e così dovrebbe essere un nostro programma: trovare un unico scopo e definirlo nel dettaglio. I passaggi per attuare questa analisi possono essere riassunti nell’acronimo SMARTER: specifico, misurabile, accessibile in modo autonomo, raggiungibile, temporizzato, ecologico e rappresentabile con i cinque sensi. Il suo modello porta anche a definire un’identità forte.

Il secondo selezionato per noi è

MOZART: varietà, cambiamento armonizzato. Tutto è sempre diverso ma in modo coerente allo stesso tempo. E’ un invito ad essere pronti al cambiamento. Tradotto nel problem solving, Mozart è un esempio concreto del brain storming, dell’idea geniale che nasce anche da quella assurda o mai valutata, dalla risposta più spontanea ed apparentemente semplice.

Tutto sarebbe vano senza

BRAHMS: che personnifica la resilienza. La sua scrittura è caratterizzata dalla rielaborazione. C’è una ripresa del classico e quindi della ripetizione, della coerenza in senso stretto e della unicità ma è un’unicità messa in dubbio. E’ un dubbio continuo che però porta ad una continua evoluzione, un continuo miglioramento attraverso il cambiamento. Secondo Fabbri, Brahms rappresenterebbe anche il “posto sicuro”, la trasformazione dell’ansia in qualcosa di costruttivo, sublimato.

Questi tre pilastri sia della musica che, nella loro personificazione, del problem solving basterebbero, ma Fabbri ne aggiunge un quarto

PARKER: di età più moderna e stampo jazz, ha con sè il messaggio della mindfulness di vivere nel momento presente. Per la sua composizione non esistono errori, ma solo opportunità da saper cogliere con gratitudine. Ogni cosa risulta quindi perfetta nel suo essere qui in questo momento che, pertanto, non sarà mai uguale a quello dopo o a quello precedente.

 

Per meglio indurre queste riflessioni vi proponiamo quattro brani di esempio e qualche intervista del professore:

 

 

 

 

 

Glenda Galimberti

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