Quando la psichiatria era un’opinione: errori d’altro secolo

Pellagra. Dal dialetto lombardo “pelle agra”, definita così per l’aspetto che assumeva la pelle: con vistose lesioni eritematose. In Italia, più che in altri Paesi, la malattia fu largamente diffusa. Detta anche “delle tre D” (dermatite, diarrea e demenza), apparve per la prima volta nella denominazione “dialettale” in un libro di un medico milanese, Francesco Frapolli, nel 1771. Oggi non ne sentiamo più parlare se non, appunto, a livello storico perché è poi stata sconfitta nella seconda metà del XX secolo.

Non fu facile, però, per l’epoca scoprirne le cause e quindi il trattamento. E la ragione di questa difficoltà non si riscontra principalmente in quelli che erano i metodi scientifici, quanto piuttosto in quelli socio-culturali che ancora, in un certo modo, hanno il loro peso sulla scienza.

Nell’Ottocento la pellagra dilagò fino a diventare una vera e propria emergenza sociale. Ovviamente la sanità doveva rispondere o per lo meno tentare di farlo. Così Cesare Lombroso cominciò a pubblicare a riguardo individuandone la cause in una tossina presente nel mais che poi avrebbe portato ad una sorta di avvelenamento per accumulo. Nello stesso periodo, Bonfigli, direttore del manicomio di Ferrara, inizia a fare la sua parte considerandola, invece, prodotto della monoalimentazione delle campagne dell’epoca: i contadini ed i braccianti, infatti, avevano nella polenta l’uno alimento di sostentamento. Costruisce attorno al suo lavoro una nuova scuola di freniatria, ma Lombroso sembra prenderla molto sul personale e così inizia una serie di repliche e controaccuse sulle principali riviste.

Chi vinse? Lombroso. E la pellagra con lui, in questo caso. La sua tesi non sollevava nessun problema sociale, nessuna questione di arretratezza del bel paese o della povertà, argomenti non graditi dalla politica di Giolitti. La legge che fu promulgata in seguito prevedeva indicazioni su come trattare il grano, non la malattia in sé. E Bonfigli? Non ebbe certo vita facile nella ricerca dell’epoca. Prova a lasciarsi alle spalle la vicenda pellagra e fonda un nuovo manicomio a Roma, dopo una delusione professionale circa un nuovo approccio pedagogico per bambini con deficit neurologici. Tuttavia anche qua viene accusato di interessi personali e destituito. Anche se assolto, non si riprende benissimo dalla vicenda.

Solo nel 1937, con Conrad Arnold Elvehjem, la pellagra verrà finalmente riconosciuta per la carenza nutrizionale che è e verrà individuata nella niacina (vitamina B3, anche detta PP – pellagra prevention) il principale trattamento. Finalmente la teoria di Bonfigli viene rivalutata… anche se tardi. In tutti quegli anni la pellagra aveva portato alla morte milioni di persone, alcuni non solo per causa della malattia in sé ma anche per mano propria. Al dimagrimento e alla prostrazione fisica, si aggiungeva la compromissione a livello centrale con depressione maggiore, demenza e psicosi acute. I malati venivano rinchiusi in casa, per vergogna e per evitare che venissero rinchiusi in manicomio, e il tasso di suicidi non era basso.

Nonostante la brutta storia e l’infamia subita, Bonfigli continuerà la sua professione di psichiatra e sarà proprio lui insieme alla Montessori a fondare, nel 1900, la scuola di Ortofrenica dove venivano insegnati ai futuri docenti metodi educativi adattati ai singoli casi. Questo prima che la scuola speciale lasciasse il posto a quella dell’integrazione, con la legge 517 del 1977.

Glenda Galimberti

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