Sogni e trauma: il PTSD

Chi ha vissuto esperienze traumatiche o particolarmente violente non dimenticherà mai tali vissuti. Le sofferenze però possono perdere con il tempo la loro influenza sulla vita quotidiana a volte in modo fisiologico altre volte, invece, con aiuti più attivi. In entrambi i casi il sonno ed il sogno influiscono ancora di più che su altre situazioni di vita. Come abbiamo detto nel precedente articolo sui sogni, la notte non porta solo consiglio ma rielabora i vissuti. Quando questi sono particolarmente violenti si può generare un loop distruttivo: la mente, ogni notte, ritorna sullo stesso accaduto più volte. Ripercorre gli stessi momenti e, per le persone che soffrono di sindrome da stress post traumatico, in modo molto realistico. Questo disturbo si manifesta attraverso una triade sintomatologica:

  • flashback o intrusioni: rappresentano un rivivere l’evento in modo intrusivo, ovvero questo si manifesterebbe contro la volontà in modo da inficiare la normalità dell’individuo
  • evitamento: tendenza ad evitare tutto ciò che può rimandare alla situazione o all’evento traumatico (luoghi, persone ecc… sia direttamente connessi che associati successivamente per analogie o simbolismo)
  • iperattivazione: in senso psicofisiologico che può manifestarsi con insonnia, irritabilità, ansia, aggressività o tensione generale (specie muscolare)

in aggiunta ai sintomi principali, di solito si accompagnano

  • incubi: che di solito fanno rivivere in modo molto vivido l’esperienza
  • intorpidimento: sensazione o stato di coscienza simile alla confusione.

In una buona percentuale di casi le persone possono cercare rifugio nelle droghe, sia leggere che non. Tuttavia, a parità di evento, non tutte le persone manifestano un PTSD. Ad esempio, nei reduci di guerra solo un terzo ne soffrirà. Cosa succede quindi alle altre persone? Non che non risentano anch’esse dei vissuti, intendiamoci. “Semplicemente” li rielaborano ed in questo il sonno non porta solo consiglio…

Secondo lo psicologo californiano Matthew Walker i sogni potrebbero avere lo stesso effetto di sedute terapeutiche aiutando a modificare periodicamente un ricordo, specie se spiacevole. Subito dopo un trauma spesso le persone sognano la medesima situazione in modo abbastanza fedele come avviene nel PTSD, ma successivamente, chi non lo sviluppa, può avere incubi ma via via più astratti man mano che il tempo passa fino a cessare di averne. Il processo di rielaborazione avviene nella fase REM, nella quale si sogna in modo particolarmente intenso. Probabilmente noi riusciamo a rielaborare i traumi partendo da altri ricordi: ecco allora che il sogno crea sempre nuove connessioni, fino a produrre immagini molto bizzarre e situazioni surreali. Ma sono proprio queste ad essere necessarie per trovare un nuovo equilibrio dopo l’evento traumatico. Chi rimane nel “vortice” della realtà entra in un loop, creato purtroppo, in questo caso, dal sogno stesso che, ripercorrendo sempre fedelmente il trauma, non gli permette di rimarginarsi. Ecco allora che potrebbe essere consigliata la Imagery Rehearsal Therapy. Si tratta di un approccio terapeutico che parte proprio dalla nostra vita notturna. Si cercano dettagli non spaventosi degli incubi che si hanno ricorrentemente, si scrive poi una nuova fine ai propri incubi (ovviamente un lieto fine) monitorando sempre i propri sogni per verificare quando la terapia ha funzionato e quando invece non è stata efficace.

Glenda Galimberti

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