Ripensare la cocaina

Osservate per un momento quanto riportato come psicoeducazione nel seguente slogan

Short-And-Long-Term-Effects-Of-Snorting-Cocaine

Parlando degli effetti sia a breve che a lungo termine della coca, l’elenco annovera malnutrizione, cambiamenti comportamentali, attacchi di panico, ansia e solo in ultimo l’aumento del rischio di infarto e “altre serie patologie”…

Vi sembra efficace?

A me personalmente non ha suscitato molto e se fossi indecisa se usare o meno la sostanza non penso che quanto riportato mi risparmierebbe l’indecisione. Di questi tentativi di dissuasione ce ne sono tanti e soprattutto per quanto riguarda la coca sono fallimentari. Rendetevi conto che è difficile per un terapista andare a scardinare certi falsi miti basandosi sul nulla… Perchè non fare uso di cocaina? E’ una domanda lecita e chiara mentre spesso le risposte non lo sono. La maggioranza dei pazienti arriva a chiedere aiuto spinto dai problemi economici che, come si può immaginare, non sono, per fortuna o meno, duraturi per cui non lo sarà nemmeno la loro motivazione al cambiamento tant’è che è “il denaro il problema”. Non la sostanza in sè, insomma, ma il fatto che abbia un certo costo. Da lì il passo è breve per tutte le altre conclusioni possibili che, generalmente, portano sempre in un’unica direzione: la ricaduta inevitabile. E’ stato difficile reperire dati davvero preoccupanti per quanto riguarda gli effetti collaterali della coca. Mi sono chiesta se fosse davvero perchè ce ne fossero pochi… Poi, per caso, riprendo in mano un vecchio manuale di tossicologia. Non si tratta della materia che studia i tossici… ma piuttosto quello che le molecole fanno al corpo (nella fattispecie i farmaci) e quello che il corpo fa a sua volta a loro: farmacodinamica e farmacocinetica. Parole vuote per chi non è del settore, ma insomma non si parla per forza di veleni o sostanze nocive, semplicemente sostanze e molto più spesso farmaci. Bene, proprio in quelle pagine, a mia insaputa per tutti questi anni, erano scritti i principali e preoccupanti effetti della coca. Come mai nessuno li ha mai resi “più noti”? Non sono probabilmente così semplici da capire e nemmeno intaccano così tanto l’opinione pubblica da fare scalpore, non tanto quanto l’eroina almeno. O forse questo è solo uno dei tanti casi in cui l’uso che se ne fa è talmente tanto diffuso e socialmente accettato da non permetterne una visione oggettiva… Al di là delle possibilità di spiegazione del fenomeno (indubbiamente in aumento oltre che sottovalutato), il tutto mi ha fatto partorire una simmetria inquietante: la sostanza come farmaco. Prima di svelare quanto ho poi letto nelle pagine di farmacologia, voglio ricordare che la maggior parte delle sostanze d’abuso ha una storia di “farmaco” papabile. D’altra parte sono esistiti farmaci (vedi il caso talidomide…) che, nonostante avessero passato con gran punteggi le sperimentazioni, si sono poi rivelati più dannosi che utili. Ora, quasi tutti sanno… o prima o poi si ricordano… che la coca in realtà è una pianta, le cui foglie contengono il famigerato alcaloide. A metà dell’Ottocento un nostro connazionale, Paolo Mantegazza, scriveva un bellissimo saggio sulle proprietà di questa pianta così cara agli Inca. Sempre nello stesso periodo e sempre in Italia, Angelo Mariani, chimico farmacista, produrrà la prima versione assoluta della Coca Cola (che non si chiama così a caso…) il cosiddetto Vin Mariani: tonico, digestivo e con un particolare effetto positivo sull’umore sembrava curare pure l’insonnia. Solo alla fine dell’Ottocento se ne modificherà la formula per dar vita alla nota bevanda, ora alleggerita di quel particolarissimo ingrediente. Nel 1860 era stato isolato l’alcaloide e, come ogni molecola che si rispetti, era stato provato ed impiegato come “cura”. I suoi principali bersagli erano le malattie mentali tra le quali l’alcolismo, dipendenza da morfine e (udite) timidezza o esaurimento nervoso. Vent’anni dopo se ne faceva uso abituale nell’esercito, come ne venne anche promosso l’uso nelle fabbriche.  Già agli inizi del Novecento, però, fu chiaro che qualcosa stava sfuggendo di mano e l’ingrediente fu proibito, non solo all’interno delle bevande ma anche in altre formule. Ecco allora che si delineò il commercio illegale di cocaina, sostanza che non ha mai cessato di circolare. Principalmente disponibile in free base (fumata o iniettata) o in forma di sale cloridrato (sniffabile) può essere tagliata con varie polveri tra cui talco e farina. La cocaina ha un meccanismo d’azione molto diretto nei confronti della dopamina di cui ne aumenta la disponibilità a livello centrale mentre interferisce con il riassorbimento di serotonina e noradrenalina. Tutto ciò lo rende un perfetto euforizzante ma… berreste un caffè se foste agitati? La risposta è ovvia. Quindi perchè proprio lei e quando? Abbiamo brevemente ripercorso la sua storia e sappiamo che, si, ci hanno provato… magari poteva servire… eppure il gioco si è interrotto (ovviamente a livello legale). Perchè? Ora siete pronti per vedere il “foglietto illustrativo” della coca (dove troverete anche l’elenco dei suoi effetti):

Immagine1

La maggior parte degli effetti collaterali della coca si esplica a livello del metabolismo epatico e dei mitocondri, quindi a livello cellulare. Il fatto che possano sussistere tali “piccole” modificazione non significa affatto che non ci siano ripercussioni a livello macroscopico. Si, aumenta il rischio d’infarto o di ischemia ma (perchè non dirlo?) di esattamente sei volte in più rispetto ad una persona “normale”, e senza contare tutto ciò che comporta per il fegato ed il metabolismo di altre sostanze. Così come per un farmaco che sappiamo ci ha dato troppi effetti indesiderati noi abbiamo sempre la scelta ma, leggendo il foglietto illustrativo, dovremmo cercare di fare sempre quella giusta.

Glenda Galimberti

Annunci