La figura femminile nel cinema: un’ analisi del ruolo della donna in psichiatria, basata su una lista di 30 opere cinematografiche

Se amate il cinema, vi interessa la psichiatria e siete donne non potete perdervi questo articolo… ma leggerlo è ancor più importante se siete uomini. Qui viene descritto un altro campo ricco di stereotipi sulla figura maschile e femminile, che non può che dare punti di riflessione sul ruolo della donna nel cinema.  

Come descritto da Gabbard e Gabbard (2000) ci sono molti film che mostrano lo psichiatra innamorarsi di un proprio paziente. In questi casi risulta più difficile distinguere i “buoni” dai “cattivi” psichiatri in quanto il pubblico non tende a incolpare i terapeuti che “aiutano” i pazienti con l’amore. Alcuni film che mostrano questo aspetto sono “Io ti salverò” (1945), “Tenera è la notte” (1962) e “Lovesick” (1983).

Questo tipo di film demedicalizza la psichiatria diffondendo la credenza che le persone disturbate abbiano bisogno solo d’amore; per cui, se gli psichiatri vogliono prendersi cura dei propri pazienti, possono fornire loro amore, violando, però, la propria professionalità.

Quando il film vuole ritrarre in modo più negativo lo psichiatra incline al romanticismo lo mette in ridicolo (“Amore al primo morso”, 1979).

L’elemento da sottolineare è il seguente: quando si tratta di inadeguatezza in amore presentata da uno psichiatra, questo è quasi sempre una donna, la quale aiuta i pazienti solo innamorandosene.

In alcuni film come “L’esercito delle dodici scimmie” (1995) e “Io ti salverò” (1945) si vede come il ruolo dello psichiatra per una donna è un’estensione degli istinti materni.

Anche durante l’età dell’oro (1957-1963), durante la quale il cinema mostrava psichiatri competenti e sensibili, solo raramente furono rappresentati psichiatri di sesso femminile professionali e di qualità.

Dagli anni ‘30 agli anni ‘90 i film americani che hanno rappresentato una terapeuta donna sono stati tanti e altrettante le caratteristiche con cui sono state descritte: avide e malvagie (“La fiera delle illusioni”, 1947), fornitrici di spiegazioni razionali, innamorate dei propri pazienti (“Io ti salverò”, 1945), vedove (“Paese selvaggio” , 1961), con un atteggiamento seducente (“Donne, v’ insegno come si seduce un uomo”, 1964); “Una splendida canaglia”, 1966), bisognose di amore, insoddisfatte; vengono umiliate e messe in ridicolo (“Una ragazza da sedurre”, 1965).

Uno stereotipo che appartiene solo alla categoria delle terapeute è individuabile nella loro guarigione legata al rapporto col paziente.

Il cinema degli anni ‘30, ‘40 e ‘50 diffonde il messaggio secondo cui le donne non possono avere alcun ruolo (“Gloria del mattino”, 1933; “Ancora insieme”, 1944; “Le schiave della città”, 1944). Questo dimostra come i film di Hollywood sostengano una visione maschilista in quanto la donna rappresentata nel cinema deve affrontare molti ostacoli, deve scegliere tra la famiglia e la carriera e ha una prevalente funzione genitrice. Questo non vuol dire che non vengano rappresentate figure femminili al potere, che rivestono ruoli tradizionalmente maschili o che vivono al di fuori delle regole. Hollywood crea, elimina e poi ripresenta gli stereotipi.

Tuttavia è interessante evidenziare questo aspetto: nei film dove è presente una terapeuta, la tensione narrativa risiede nella conquista sessuale della donna da parte del paziente, più che nel trattamento presentato.

Queste raffigurazioni negative della donna psichiatra hanno una pausa negli anni ‘70, in concomitanza con il movimento femminile. Tuttavia negli anni ‘80 ricompare la figura della terapeuta che s’innamora del proprio paziente in “I miei problemi con le donne” (1983), “Gli occhi indiscreti di uno sconosciuto” (1986), “Hunk” (1987), “Zelig” (1983). Questa tendenza continua anche negli anni ‘90 in “Il testimone più pazzo del mondo” (1990), “Il principe delle maree” (1991), “Hot shots!” (1991), “Tin cup” (1996) e “Harry a pezzi” (1997). Negli anni ‘90 si diffuse, dopo “Basic instinct” (1992), il genere del thriller erotico nel quale spesso era presente una psichiatra di bell’aspetto e omicida (“Jade”, 1995).

Solo in due film americani la psichiatra donna cura efficacemente un paziente maschio senza innamorarsene: “Mondi privati” (1935) e “Il segno degli Hannan” (1979).

Generalmente i ritratti più positivi di donne terapeute competenti appaiono quando esse hanno a che fare con pazienti femmine (“Jean e Barbara”, 1982), anche se a volte queste ultime possono rappresentare un surrogato dei figli (“I never promised you a rose garden”, 1977).

Nell’anno 1997 ci fu il caso particolare del film “Will Hunting-Genio ribelle” in cui lo psichiatra maschio migliora la propria esistenza grazie alla relazione terapeutica con un paziente di sesso maschile.

I film americani in cui una donna terapeuta s’innamora di un paziente raggiungono un numero considerevolmente più alto rispetto ai film in cui è il terapeuta maschio ad avere una relazione sentimentale con una paziente. Questo squilibrio va sottolineato in quanto nella realtà accade più facilmente il contrario: è stato dimostrato che, per quanto riguarda le relazioni sessuali con i pazienti, i terapeuti maschi trasgrediscono di più rispetto alle donne, in un rapporto 3 a 1 (Gabbard, 1989). Uno dei rari casi in cui è lo psichiatra a salvare un paziente innamorandosene è presentato nel film “Girandola” (1938).

Un’altra differenza di genere è caratterizzata dalla rappresentazione della donna psichiatra come divorziata, vedova o “zitella”, mentre gli psichiatri uomini hanno sempre una moglie o un amante.

In conclusione, nei film hollywoodiani viene scarsamente mostrata la possibilità secondo cui una buona carriera e una vita personale soddisfacente possano coesistere nell’esistenza di una donna.Alcune possibili motivazioni del perché in molti film venga rappresentata la relazione sentimentale tra la terapeuta e il paziente vengono elencate di seguito (Gabbard & Gabbard, 2000):

  • la maggior parte degli americani non vuole pensare che una relazione terapeutica così intima e profonda tra paziente e psichiatra non porti a una relazione sessuale;

  • un’altra possibile spiegazione è collegata alla rappresentazione, in alcuni generi cinematografici, della relazione tra un ragazzo e una ragazza che s’innamorano e vivono felici e contenti;

  • una motivazione più profonda è legata alla teoria di Lévi-Strauss (1964), secondo la quale i miti sono trasformazioni di conflitti che non possono essere risolti. I film hanno una funzione mitopoietica, soddisfano i desideri delle persone e forniscono soluzioni ai conflitti umani. Il conflitto rappresentato in questi film riguarda il pubblico maschile: lo psichiatra donna minaccia di ricreare la relazione di dipendenza madre-bambino e quelle preoccupazioni primordiali che l’uomo ha superato in un tempo molto lungo; perciò il paziente maschio deve mostrarsi più potente di lei. In questi film è la donna che ha bisogno della cura dell’amore. Per non invidiare le qualità tipiche di una madre, gli uomini hanno bisogno di svalutare le donne, di capovolgere la situazione madre-bambino, collocandosi in ruoli dominanti; perciò, quando in un film la terapeuta si lascia andare al fascino del suo paziente, si realizza un desiderio inconscio dello spettatore e/o del regista maschio. Inoltre l’uomo “vero” nei film di Hollywood non racconta i propri problemi a una terapeuta, ma li risolve da solo, altrimenti perde la sua reputazione.

Eugenia Lombardi

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