Modalità con cui vengono rappresentati i trattamenti e gli istituti psichiatrici nel cinema

 

Per continuare l’analisi di come viene descritta la psichiatria nei film, in questo articolo parlerò più precisamente di come vengono rappresentati i trattamenti e le strutture psichiatriche nel cinema.

Raffigurazioni stereotipate degli psichiatri portano necessariamente a raffigurazioni stereotipate del trattamento psichiatrico.

Secondo Glen e Krin Gabbard (2000), la tendenza dei film è quella di demedicalizzare la psichiatria; a dimostrazione di ciò, il cinema americano ha rappresentato in modo maggiore la psicoterapia rispetto alla farmacoterapia e all’elettroshock. Sul grande schermo si assiste, dunque, ad una sovra-rappresentazione delle psicoterapie, solitamente di orientamento dinamico, unita ad una sotto-rappresentazione di altri trattamenti. Solamente negli ultimi decenni il cinema americano ha mostrato una medicalizzazione della psichiatria dando più importanza ai farmaci e alle neuroscienze. Tuttavia la psicoterapia rimane il trattamento più rappresentato nei film americani, nei quali si assiste ad un importante stereotipo: in tutti i film riguardanti la psichiatria, il metodo psicoterapico è rapido, catartico e induce guarigioni improvvise. La stessa metodologia di guarigione così plateale non viene utilizzata per le malattie organiche, a meno che non si inserisca un elemento di magia. Nella vita reale sono estremamente rari questi episodi di catarsi. Nel cinema viene considerata come positiva la psicoterapia, che ha la caratteristica di far riaffiorare un ricordo traumatico; l’atto psicoterapico è rappresentato come dotato di un’intensa carica drammatica (Tarsitani, Tarolla & Pancheri, 2006).

Un altro trattamento diventato convenzionale nel cinema americano è il dispensare consigli basandosi sul buon senso (Gabbard & Gabbard, 2000). Nel cinema viene rappresentata la credenza secondo la quale i disturbi psichiatrici sono causati da genitori inadeguati, perciò la cura indicata dallo psichiatra è spesso quella di consigliare l’allontanamento da casa e la dimenticanza delle figure genitoriali da parte del paziente (“Prigioniero della paura”, 1957).

Un altro trattamento molto rappresentato nei film è l’ipnosi.

La terapia elettroconvulsivante è sempre stata rappresentata in modo sinistro (“Qualcuno volò sul nido del cuculo”, 1975; “La fossa dei serpenti”, 1948; “Requiem for a dream”, 2000), con l’eccezione del periodo che va dalla fine degli anni ‘50 all’inizio degli anni ‘60, durante il quale l’elettroshock veniva descritto come efficace, senza però mostrare la procedura per compierlo (Gabbard& Gabbard, 2000).

Infine, la farmacoterapia viene sostanzialmente ignorata nel cinema, fino agli anni Novanta. In “Qualcosa è cambiato” (1997) appare per la prima volta l’idea che una terapia farmacologica possa essere efficace per il paziente (in questo caso affetto da un disturbo ossessivo-compulsivo).

Glen e Krin Gabbard (2000) sostengono che la rappresentazione cinematografica degli istituti psichiatrici, siano essi ospedali psichiatrici, manicomi, manicomi criminali o riformatori, è molto simile a quella delle carceri (“Il gabinetto del dottor Caligari”, 1920; “Prigione senza sbarre”, 1938; “La morte dietro il cancello”, 1972; “Birdy-Le ali della libertà”, 1984; “Instinct-Istinto primordiale”, 1999).

La maggior parte delle volte i film mostrano che i manicomi non sono luoghi di cura adeguati e nel film “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975) l’istituzione manicomiale è rappresentata in modo peggiore di una prigione in quanto i pazienti ricoverati non sono trattati con dignità e rispetto.

In particolare è negli anni Settanta e Ottanta che si incontrano con maggiore frequenza pellicole in cui appare una struttura psichiatrica (Tarsitani & Pancheri, 2004); emerge, nella maggior parte dei casi, una psichiatria punitiva, che impiega terapie spaventose, come l’elettroshock, la lobotomia o lo shock insulinico. Per evidenziare questo aspetto si può dire che “La fossa dei serpenti” (1948) è uno dei pochi film in cui un paziente guarisce.

Eugenia Lombardi

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