Sogni, movimento, neuroni mirror e musica

Ci siamo già occupati di sogni in articoli precedenti. Nonostante il titolo ambiguo, in questo parleremo proprio di quanto riportato. In altri termini: quanto i sogni, specie in fase REM, giocano un ruolo sul nostro apprendimento motorio. Il corpo onirico, infatti, non è solo una scarica stana neuronale che mi proietta me stesso cerebralmente, ma è una nostra ben precisa rappresentazione. Percepiamo le parti del nostro corpo anche in rapporto ad esso (propriocezione), anche se stiamo facendo qualcosa di insolito, come volare, non ci sembra affatto “strano”: abbiamo percezione di movimento, non tanto perché le cose si muovano intorno a noi, ma in quanto siamo noi a muoverci. Funziona un po’ come un gioco virtuale. Una palestra sicura dove sperimentare, non solo “ripensare”. Ovviamente è solo simulazione, in quanto la nostra muscolatura è perfettamente ferma se non rigida. Questo non vi ricorda niente? Non è alquanto simile a quello che accade grazie ai nostri neuroni specchio quando vediamo compiere un movimento da qualcun altro? No. In effetti non è proprio la stessa cosa, ma certamente molto aree che si attivano sono comuni. Il nostro alter ego onirico funziona come “un po’ più” di una terza persona che noi osserviamo. Se poi parliamo di sogni vigili o ad occhi aperti la cosa si fa ancora più interessante. Infatti sembra che in questo caso la realtà raddoppi: sono accessibili contemporaneamente due stati di coscienza. Nei sogni REM il “sosia” ha la capacità di renderci possibile l’apprendimento dei movimenti. Ne sanno qualcosa i pianisti che sembra ripassino mentalmente, soprattutto durante il sonno, i movimenti fini delle dita sulla tastiera (più di altri musicisti). In ambito musicale, però, solo di recente la tecnica del sogno vigile (immaginarsi il movimento) è usata come training. Già da tempo conosciuta era invece per gli sportivi, soprattutto a livello agonistico. Non che fossero andati a spulciarsi PubMed. Semplice “passa-parola”. Prefigurarsi prima un movimento da compiere lo rende molto più accurato quando lo si mette in atto. In particolar modo per quanto riguarda movimento complessi. Non si parla certo di allenamento muscolare in questo, ma solo di training mentale.

Non si può ancora stabilire con esattezza quanto delle performance sia da imputare a questa capacità e quanto sia invece dovuto all’allenamento formale. Ma uno scienziato dello sport, Daniel Erlacher, dell’Università di Berna, è riuscito a dimostrare che l’arte del sogno lucido porta ad effetti positivi sulla qualità e sull’accuratezza del movimento. Non solo: sembra infatti che il training notturno migliori non solo l’abilità ma anche la condizione fisica dell’atleta.

Anche in questo caso sono solo suggestioni che possono portare ad intravedere nuovi ambiti applicativi anche ad altre condizioni psico-fisiche.

 

Glenda Galimberti

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