Progetto Brain Training- controllare le attività involontarie con il neurofeedback

Richard Bach fu il primo uomo, nel 1958, a controllare le proprie onde cerebrali. Era solo uno studente che si offrì per una ricerca dell’Università di Chicago capitanata dal prof. Kamiya. Inizialmente ci si focalizzò sulle onde alfa, onde emesse dal cervello in uno stato di rilassamento specie a occhi chiusi, ma altri studi successivi permisero di indagare altri tipi di onde. L’idea che permise tale ricerca fu quella di introdurre, oltre all’elettroencefalogramma, un secondo dispositivo informatico che permettesse di dare un feedback (da qua il nome) diretto alla persona della propria attività cerebrale in quel momento e, come potete ben capire (altrimenti non lo starei scrivendo), la risposta fu: si, si può fare. Detto ciò finora abbiamo riportato esiti di una ricerca abbastanza datata, ma l’attenzione è stata riportata sull’argomento in tempi recenti dalla ministra DeVos. Questa miliardaria ha sicuramente una storia abbastanza controversa in termini di finanziamenti, ma sembra che dall’anno scorso (in termini ufficiali) si stia occupando in modo più sistematico del neurofeedback promettendo trattamenti (per non dire cure) per alcune patologie tra cui ADHD, depressione, emicrania e disturbi d’ansia. Fondamentalmente, il neurofeedback, che come si è visto non era certo una novità, basa l’ipotesi della sua riuscita anche sulla neuroplasticità e le attuali e promettenti conoscenze a riguardo presupponendo che un allenamento mirato di questo tipo possa essere mantenuto come un vero e proprio apprendimento cerebrale di “training autogeno”. A questo proposito, molto più vicino a noi, si è fatto il Brain Training Project, finanziato invece dall’UE. Si tratta di ambire a radunare le più recenti scoperte riguardo neurofeedback e risonanza magnetica funzionale (tecnica non invasiva) per indagare in modo ancora più approfondito l’applicazione a una svariata gamma di condizioni tra cui autismo, PTSD, alcolismo, DCA e depressione. Solo per citarne alcuni. Si vorrebbe capire, grazie a questo insieme di tecniche, come poter individuare, modulare e controllare alcuni disturbi, e non penso scelti a caso, e allo stesso tempo insegnare all’individuo l’autonomia di questo trattamento. Per ora i trial sono ancora agli albori e non abbiamo certo dati che possono essere adeguatamente discussi soprattutto in riferimento specifico ad alcuni disturbi. Sembra però che il neurofeedback sia in grado di potenziare alcune funzioni specifiche, come memoria, attenzione e abilità visuo-spaziali e motorie. Tuttavia il link tra questo e la clinica è ancora da scoprire.

Glenda Galimberti

https://www.washingtonpost.com/posteverything/wp/2017/05/26/betsy-devos-neurocore/?utm_term=.d06b3b38b0fb

https://www.neurocorecenters.com/

http://www.braintrainproject.eu/12-news/34-braintrain-project-start

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